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il territorio

L'itinerario pedemontano pordenonese attraversa un territorio ricchissimo di affascinanti scenari naturali che testimoniano poderose trasformazioni idrogeologiche risalenti a milioni di anni fa.

La fascia montana assume la forma di un abbraccio che dai rilievi del Montello trevigiano e dai colli Euganei giunge ad attraversare la parte settentrionale del Friuli Venezia Giulia.

Scendendo verso sud, dopo l'area dolcemente mossa delle colline, si giunge all'alta pianura, che si genera allo sbocco tra Cellina e Meduna e che presenta peculiarità di grande interesse: sono le "grave", ghiaie spesse più di 200 m, che si estendono per circa 5 km all'incontro tra i due torrenti.

Le acque, dopo aver fluito abbondantemente per una vasta area, gradatamente spariscono per poi riaffiorare a contatto con i limi ed i terreni argillosi, dove formano olle e fontanili: siamo in bassa pianura, sulla linea delle risorgive.

Nel territorio pedemontano sono numerose le tracce di metamorfosi geologiche: tra queste, una delle più significative è lo scontro tra pianura e montagna che ha prodotto la formazione di potentissimi spessori di sedimenti marini, rocce dolomitiche e calcaree, marnose ed arenacee.

Il paesaggio offre allo sguardo i magnifici risultati di tali mutamenti: le spettacolari cime dolomitiche del Parco Regionale delle Dolomiti Friulane, tra cui il possente Monte Duranno e lo spettacolare Campanile della Val Montanaia.

Le piogge, copiose in tutta la regione, nella zona delle grave hanno prodotto una tipologia di suolo detta "ferretto". Arricchito dall'apporto di humus vegetale, esso è all'origine di uno dei più suggestivi e singolari paesaggi del territorio, il magredo, prateria di tipo steppico, dove la flora e la fauna presentano una varietà ed una ricchezza davvero eccezionali. Estesi soprattutto nel triangolo tra Cellina e Meduna, i magredi rappresentano una risorsa naturalistica che è assolutamente auspicabile tutelare.

La grande disponibilità di acqua ha portato alla costruzione di invasi artificiali e canalizzazioni. E' il caso del Cellina, che però ha subìto prima l'imponente costrizione naturale della Faglia periadriatica: a causa di essa il suo corso è mutato dall'originaria forcella di Pala Barzana all'attuale spettacolare canyon della Riserva Naturale Regionale "Forra del Cellina", a cavallo fra i comuni di Andreis, Barcis e Montereale Valcellina.

Sono tutt'altro che irrigati, invece, i terreni magri che caratterizzano il massiccio del Monte Cavallo, le cui cime si innalzano dalla pianura con uno slancio senza uguali per tutta la regione, al di sopra degli altopiani carsificati del Cansiglio e del Cavallo-Montelonga. Qui l'acqua scorre attraverso doline, pozzi ed inghiottitoi ed ha scavato nel tempo degli autentici abissi, come il "Bus de la lum", così chiamato per i fuochi fatui da decomposizione che vi si possono scorgere, all'interno della bellissima Foresta Regionale del Cansiglio.

Il Gorgazzo è proprio una sorgente carsica, quella da cui nasce il Livenza che qui ha acque di uno stupefacente turchese brillante.

Lungo il suo corso il fiume forma il Palù di Livenza, un lago presso il quale sono stati rinvenuti resti di palafitte; infine attraversa la signorile cittadina di Sacile, un tempo "Giardino della Serenissima".

Lungo il percorso pedemontano si segnalano l'importante comprensorio per gli sport invernali del Piancavallo e l'Osservatorio astronomico di Montereale Valcellina, che offre l'inusuale possibilità di ammirare il cielo da vicino.